Un enorme corpo nudo di donna caduto a terra: ha il viso di una maschera tragica greca e le fattezze delle sculture iperrealiste, è alta sette metri, lunga quindici, larga altrettanto e ruota a 360 gradi. Ma si deteriora, perde pezzi, mostra i visceri, ospita ed espelle dagli orifizi i personaggi in scena. È lei, Claudia, preda di mali oscuri, l’elemento choc della rappresentazione in agenda dal 18 al 23 giugno con l’Orchestra e il Coro dell’Opera: Le Grand Macabre di György Ligéti, il compositore di natali ungheresi (la Transilvania non rientrava ancora nella Romania) e cittadinanza austriaca, scomparso nel 2006. Un anticonformista della musica del XX secolo. È la prima volta che la sua unica opera, “anti-anti-opera” la definì, si esegue nella capitale: esordì a Stoccolma nel ‘78, fu rimaneggiata nel ‘96. Il nuovo allestimento della Monnaie di Bruxelles (lì osannato due mesi fa) è coprodotto con l’English National Opera di Londra, il Liceu di Barcellona e l’Opera di Roma e ha il sigillo della compagnia catalana d’avanguardia La Fura dels Baus, l’officina pluridisciplinare che da tre decenni porta nel mondo, e ormai anche in digitale, spettacoli visionari e installazioni provocatorie.
Ligéti (cui attinse Stanley Kubrick per i film 2001 Odissea nello spazio, Shining, Eyes wide shut) in Le Grand Macabre contaminò vari generi: jazz, folklore, rococò, rag-time, cha-cha-cha. Per il libretto, scritto con Michael Meschke, si ispirò alla Balade du Grand Macabre di un drammaturgo belga di lingua francese, Michel de Ghelderode, e alle sue reminiscenze medievali. L’azione si svolge in un immaginario principato che prende nome dal pittore fiammingo Brueghel e ne evoca gli apocalittici motivi. Nella corrotta Brueghellandia l’angelo della morte Nekrotzar annuncia l’imminente fine del mondo ai suoi edonistici abitanti: l’astrologo di corte Astradamors, l’assatanata Mescalina, il servo Piet, il goloso principe bambino Go-Go, il capo della polizia politica segreta Gepopo. Ne deriva una trama volta a volta grottesca, delirante, orgiastica, farsesca. Il cataclisma che sembra minacciare gli umani si rispecchia nella decomposizione di Claudia e si alimenta della sua angoscia.
Maestro concertatore e direttore Zoltán Peskó: curò la prima esecuzione italiana (1979). Maestro del Coro Andrea Giorgi. L’ideazione e la regia sono di Alex Ollé e Valentina Carrasco. Cinque le recite: giovedì 18 (turno A) e venerdì 19 (B) alle 20.30; sabato 20 (D) alle 18; domenica 21 (E) alle 17; martedì 23 (C) alle 20,30.